I Learned to Breathe. Then I Left My Ex.

Ho cominciato a respirare. E ho lasciato il mio ex.

Molti anni fa ero a Cogne per il fine settimana, ma non stavo bene. Non stavo male, ma non stavo bene. Stava maturando il desiderio di lasciare ciò che funzionava, anche bene, ma non mi apparteneva più: il lavoro, il partner di allora, Milano. Insomma, due cosine facili.

A pranzo il mio compagno, preoccupato, mi disse: “Ho una cara amica erborista. È bravissima. Andiamo a trovarla, magari ha qualche consiglio per te.”

Chi mi conosce sa che io non sono esattamente una persona che si convince o fida facilmente. Prima di credere a qualcosa ho bisogno di prove. Prima di fidarmi di qualcuno, quella persona deve dimostrarmi di essere affidabile. E all’epoca non credevo al potere delle erbe, tantomeno mi fidavo davvero del mio compagno. Però eravamo lì, tanto valeva...

Quando entrammo lei mi sorrise, accogliente. Cosa che, invece di rassicurarmi, mi fece venire ancora più voglia di alzare i tacchi. Però eravamo lì, tanto valeva non opporre troppa resistenza.

Mi chiese di raccontarle, e da lì credo che parlai ininterrottamente per circa 10 minuti. Sono tanti 10 minuti di monologo a raffica, soprattutto da ascoltare. La guardavo mentre parlavo e lei ascoltava. Mi stava ascoltando. Veramente. Senza interrompermi. Senza dare segno di voler dire qualcosa. Insopportabile, pensai.

Quando ebbi finito, mi disse solo: “Devi respirare.”

Solo in quel momento mi accorsi che ero in apnea. Non in senso metaforico: stavo proprio trattenendo il respiro. Feci un primo respiro consapevole, uno solo. E qualcosa, dentro, si ammorbidì.

Bastava così poco? Come era possibile? Per verificarlo passai mesi interi ad allenarmi a respirare e i malesseri lentamente passarono.

Ovviamente il mio compagno non ebbe mai da me la soddisfazione di sentirmi dire che aveva ragione, anche perché quell'imparare a respirare mi portò a capire che dovevo lasciarlo; non mi sembra carino fargli sapere che l'UNICA volta che ha avuto ragione in 5 anni di relazione è stata una rivelazione che ci ha portato alla rottura.

Ma quella resta una delle lezioni più importanti della mia vita.

Oggi, nei primi colloqui con i miei clienti, una delle prime cose che osservo è proprio questa: come respirano. Perché il respiro racconta la fretta, la paura, il controllo, la stanchezza, il bisogno di trattenere tutto.

Racconta se siamo nel corpo o se stiamo vivendo solo nella testa. E soprattutto racconta una cosa semplicissima: quanto spazio ci stiamo concedendo. Di solito molto poco...

I Mala del Respiro

I miei nuovi Mala del Respiro sono nati dal desiderio di aiutare i miei meravigliosi clienti a integrare una respirazione più consapevole nella vita quotidiana. Senza che sia un altro compito da fare durante la giornata (che se avessimo 30 minuti per meditare al giorno forse non saremmo così stressati, eh...), ma qualcosa che ti accompagna e ti rende più facile viverla.

Sono piccoli, leggeri, facili da portare con sé, e hanno una regolazione che consente di portarli al polso come braccialetto, se lo si desidera. Servono a ricordarti una cosa essenziale: respira!

Li ho pensati per chi, come me, non ama contare mentre pratica. Contare mi porta subito nella testa, mi fa perdere il corpo. Sono precisa, ma meno presente.

Con il Mala del Respiro, invece, sono i grani a guidarti.

Fai scorrere le dita sui grani. Quando cambiano forma o dimensione, passi alla fase successiva del respiro.

Così non devi tenere il conto e  puoi fare cicli brevi, ogni tanto, mentre aspetti l'ascensore, sei in coda o ascolti qualcuno che ti sta parlando ininterrottamente da 10 minuti...

Scopri la collezione

La respirazione quadrata

Cominciamo con una delle mie preferite: la respirazione quadrata, o box breathing, utile per stress, ansia e autoregolazione

È una pratica semplice, adatta anche ai principianti. Si chiama “quadrata” perché ha quattro fasi che durano lo stesso tempo: inspiro, trattengo, espiro, trattengo. 

Nel Mala del Respiro per la respirazione quadrata troverai gruppi di 4 grani: puoi iniziare facendo scorrere i grani con un buon ritmo, per poi rallentare lo scorrimento in modo da allungare le fasi della respirazione, e infine accelerare nuovamente un poco verso la fine per chiudere la pratica.

Prima di cominciare, siediti in modo comodo e tieni la schiena ben dritta. Una sedia andrà benissimo. Anche in piedi. O straiata. Puoi chiudere gli occhi oppure tenere lo sguardo morbido davanti a te. 

👉🏻 Si inizia con l'espirazione profonda, toccando il primo grano del tuo mala e lasciando uscire l’aria.

  1. Inspira dal naso, permettendo al respiro di riempire i polmoni e scendere dolcemente verso la pancia. Scorri la prima serie di4 grani.

  2. Trattieni il respiro, senza irrigidirti. Scorri i 4 grani più piccoli.

  3. Espira di nuovo, portando tutta l’attenzione all’aria che lascia il corpo. Scorri i successivi 4 grani.

  4. Resta a polmoni vuoti per gli ultimi 4 grani più piccoli.

Vai avanti fino alla fine del tuo mala, espira sull'ultimo grano e poi, se vuoi, ricomincia.

Non devi cambiare tutto, essere perfetto, essere regolare, o diventare un fricchettone.

Devi "solo" tornare al corpo: Scopri qui tutti i modi per farlo.

Un caro saluto,

Cristina | La Via del Mala

Torna al blog

Lascia un commento

Si prega di notare che, prima di essere pubblicati, i commenti devono essere approvati.