Cos'è un Sankalpa? Come scegliere ed usare la tua intenzione per cambiare la tua vita

Sankalpa, il potere dell'intenzione

“Tu sei il tuo desiderio più profondo (Sankalpa) 

Il tuo desiderio è la tua intenzione

La tua intenzione è la tua volontà

La tua volontà è la tua azione La tua azione è il tuo destino”

Upanishad

 

Cos'è un sankalpa?

Sankalpa è una parola sanscrita — dal prefisso sam- ("insieme", "in modo completo") unito alla radice kḷp ("disporre", "determinare") — che indica un'intenzione: una risoluzione formata con piena chiarezza di mente e cuore. Non è un obiettivo da raggiungere con lo sforzo, ma una direzione che scegli di seguire, e che ripeti finché non diventa parte di te.

Che differenza c'è tra un sankalpa e un obiettivo?

Un obiettivo si raggiunge e poi si archivia: quando arrivi, la soddisfazione che ti aspettavi tende comunque a scendere in fretta, e già stai guardando all'obiettivo successivo. Un sankalpa non funziona così — non è qualcosa da conquistare con la forza di volontà o una strategia, ma un voto, una direzione che scegli di abitare ogni giorno. Non "arrivi" mai a un sankalpa: lo pratichi, lo ripeti, lo lasci sedimentare — in meditazione, nello Yoga Nidra, o semplicemente toccando il tuo mala durante la giornata.

Come si formula un buon sankalpa?

Un sankalpa efficace dovrebbe essere:

  • Positivo — formula ciò che vuoi coltivare ("sono in pace"), non ciò che vuoi evitare ("non sono ansiosa"): a livello inconscio la mente fa fatica ad accogliere le negazioni, e rischia di assimilare proprio il concetto che vorresti allontanare.
  • Al tempo presente — come se fosse già vero, non un desiderio futuro: niente "se" o "ma", un verbo al presente, come se quella qualità fosse già acquisita.
  • Semplice, chiaro e credibile per te — capace di toccare qualcosa di vero, non una formula astratta o presa in prestito da qualcun altro.

Posso scegliere da sola il mio sankalpa?

Puoi, ma è più rischioso di quanto sembri: scelto senza abbastanza consapevolezza di sé, un sankalpa può finire per rinforzare, invece che sciogliere, un pattern che già ti fa del male.

Immagina una persona cresciuta con il messaggio implicito che il proprio valore dipende da quanto sa dare agli altri, senza mai chiedere nulla per sé. Se sceglie come sankalpa "sono generosa", non sta coltivando una qualità nuova: sta ripetendo, ogni giorno e con ancora più convinzione, lo stesso copione che già la sta consumando. In quel caso il sankalpa non libera — rinchiude più a fondo.

Per questo, prima di scegliere, vale la pena chiedersi non solo "cosa voglio coltivare", ma anche: questa intenzione nasce da un desiderio autentico, o da un bisogno o un dovere che ho interiorizzato senza accorgermene? In caso di dubbio, meglio farsi accompagnare, anche solo per una prima formulazione.

Quando e come si usa un sankalpa?

Sempre, ogni volta che se ne sente l'esigenza — ma ci sono alcuni momenti in cui funziona particolarmente bene.

Al mattino, appena sveglie: la mente è più ricettiva, non ha ancora cominciato la sua corsa, ed è il momento più facile per identificare il proprio desiderio profondo per la giornata. La sera, prima di addormentarti: un pensiero positivo lascia lavorare l'inconscio durante la notte, nella direzione che vuoi prendere.

IGirl in Shiva asana wiht a Samdea Malan meditazione o nello Yoga Nidra è il suo contesto d'elezione: Satyananda sosteneva che pronunciare un sankalpa in un momento di calma e serenità gli permette di penetrare più a fondo, fino alla radice della nostra interiorità. Per questo, in una lezione di Yoga Nidra, l'insegnante invita sempre i praticanti a esprimere un'intenzione. Può essere ripetuto anche prima della pratica yoga fisica, o usato come un mantra durante il pranayama: lo dichiari mentalmente all'inizio della pratica, lo ripeti quante volte serve durante la lezione, e lo ritrovi alla fine, durante Shavasana. In questo contesto, il sankalpa è spesso legato proprio al gesto che stai facendo sul tappetino — "accetto il mio corpo e i suoi limiti", "mi muovo con amore", "accetto le mie paure" — perché ciò che impari lì avrà effetto anche nella vita di tutti i giorni.

Durante la giornata, ogni volta che tocchi il mala o il bracciale: puoi anche creare un promemoria sul telefono o un post-it, e ripetere il sankalpa a voce alta o in silenzio, soprattutto nei momenti in cui senti di stare per essere travolta da qualcosa, da qualcuno o da te stessa. Qualche minuto di silenzio durante il giorno, dedicato solo a questo, aiuta a mantenere viva l'attenzione: quando la mente ha una direzione da seguire, è più difficile che vaghi o reagisca fuori dalle tue intenzioni.

Come diceva Will Durant, parafrasando Aristotele: "Noi siamo ciò che facciamo ripetutamente. L'eccellenza, dunque, non è un atto, ma un'abitudine."

Che rapporto c'è tra sankalpa e mala?

Il mala è lo strumento che rende concreto e ripetibile il gesto di tornare al tuo sankalpa: ogni volta che lo tocchi, richiami quell'intenzione al corpo, non solo alla mente. Il mala tradizionale è pensato per la pratica dedicata; il bracciale ti accompagna durante la giornata. Non sono in competizione: sono due modi diversi di restare fedele alla stessa intenzione.

Il barattolo dei sankalpa

SankalpaUna pratica creativa

Scrivi diversi sankalpa e mettili in un piccolo barattolo. Ogni mattina, pescane uno e portalo con te durante la giornata.

Se senti che ti sostiene e risuona con te, rimettilo nel barattolo perché possa tornare un altro giorno. Se invece non ti appartiene, lascialo andare e aggiungine uno nuovo.

È un modo semplice, piacevole e significativo per rimanere in contatto con la tua pratica e scoprire quali intenzioni sostengono davvero il tuo cammino.

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