Cos'è un mala e come si usa

“Quando viaggi verso un luogo lontano, lungo il percorso incontri molte pietre miliari. Anche se non ci fossero, arriveresti comunque a destinazione.
Ma quelle pietre ti confermano che sei sulla strada giusta.
Quando reciti un japa, i grani sono come quelle pietre, e il mala è il sentiero.
Il sentiero e le pietre miliari sono essenziali per assicurarti di arrivare alla tua destinazione interiore.
I grani mantengono attiva la consapevolezza e tengono sotto controllo il sistema psichico.”

Swami Satyananda Saraswati

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Il significato di "Japa" e "Mala"

In sanscrito, japa indica la recitazione a bassa voce o mormorata di preghiere, formule sacre o nomi divini, mentre mālā significa “ghirlanda” o “filo di grani”. Unendo le due parole, japamālā può quindi essere inteso come una “ghirlanda per la recitazione”.

Il mala viene usato per mantenere la mente concentrata durante la ripetizione di un mantra o di una preghiera, e può essere indossato intorno al collo o avvolto sul polso, a seconda della tradizione e del tipo di mala.
Può anche essere riposto nello spazio dedicato alla pratica, come richiamo alla presenza e all’intenzione.


Le origini storiche del mala

Negli ashram indiani è comune vedere meditanti con il japamala tra le mani. L’uso di grani per accompagnare la recitazione ha radici antiche ed è documentato sia nelle tradizioni buddhiste sia in quelle induiste.

Le testimonianze storiche e iconografiche dell’uso di fili di grani in Asia si sviluppano nel corso dell’antichità, ma stabilire un’unica origine del mala non è semplice. Le diverse tradizioni buddhiste e induiste ne hanno sviluppato nel tempo forme, materiali e modalità d’uso proprie.


Il significato del mala nella meditazione

Mantra meditation

La recitazione dei mantra ha radici antiche nella tradizione vedica, anteriore al Buddha. Nel corso dei secoli, strumenti come il japamala sono diventati parte integrante di numerose pratiche di recitazione e meditazione.

Grazie alla sua lunga storia e alla diffusione in diverse tradizioni, il mala ha acquisito una forte valenza simbolica e spirituale.

La connessione con il rosario cattolico

Una leggenda popolare sostiene che la parola “rosario” derivi da una traduzione errata del sanscrito japā avvenuta durante le Crociate, ma questa storia non è supportata da alcuna fonte storica documentata.

Ciò che è vero è che japā, in sanscrito, indica il fiore di ibisco, talvolta chiamato in inglese Rose-of-China: una coincidenza linguistica, non un’etimologia dimostrata.


Il potere dei mantra

Cos’è un mantra?

Anche la parola mantra deriva dal sanscrito. Una spiegazione tradizionale collega:

man alla mente o al pensiero

tra all’idea di strumento o protezione

Il mantra può quindi essere inteso, nella tradizione, come uno strumento della mente. Consiste in parole o suoni ripetuti secondo modalità che variano da una tradizione all’altra, con lo scopo di sostenere la concentrazione, la contemplazione e la pratica spirituale.

Oltre a rendere concreta la recitazione di preghiere, mantra o sutra, la ripetizione può focalizzare l’attenzione e interrompere, almeno temporaneamente, il flusso automatico dei pensieri.


Come i mantra influenzano mente e corpo

Ripetizione e ritmo possono creare uno spazio di raccoglimento e aiutare a orientare l’attenzione verso la pratica.

La recitazione può coinvolgere l’intero essere:

la mano che conta i grani

la voce che mormora

la mente che si concentra

la dimensione spirituale o contemplativa della pratica

Il mala, quindi, non è solo un accessorio: nelle tradizioni che lo utilizzano può diventare un ponte tra il gesto concreto e la dimensione contemplativa.

 

Japamala meditation

Secondo Swami Vishnudevananda, il japamala aiuta a mantenere la vigilanza e può diventare un punto focale durante la pratica.
In alcune tradizioni yogiche, durante la ripetizione del mantra l’attenzione può essere diretta al chakra Ajna (tra le sopracciglia) o al chakra Anahata (cuore).

La ripetizione aiuta la concentrazione e può sostenere la dimensione spirituale della pratica. Il mantra può essere recitato a voce alta (vaikhari japa) o silenziosamente (manasika japa). Attraverso il mala è possibile coltivare consapevolezza e continuità nella pratica.


Come si usa un mala: tecnica e simbolismo

Posizione della mano e movimento dei grani

Custom Mini mala

Le modalità di utilizzo del mala variano a seconda della tradizione e della scuola. In molte pratiche induiste il mala viene tenuto con la mano destra e i grani vengono fatti scorrere tra il pollice e il dito medio. L’indice viene spesso tenuto separato dal mala; in alcune interpretazioni simboliche rappresenta l’ego o l’individualità.

Queste modalità e i significati attribuiti alle dita non sono universali, ma appartengono a specifiche tradizioni di pratica.

Procedi un grano alla volta mentre ripeti mentalmente o a voce il tuo mantra. Anche la direzione in cui vengono fatti scorrere i grani può variare a seconda della tradizione.


Il ruolo del guru bead

Il guru bead (spesso chiamato anche meru) è il grano distinto che segna l’inizio e la fine del ciclo. In molte pratiche, dopo aver completato il giro dei grani, non viene oltrepassato: indica che il ciclo è terminato.

Se vuoi continuare, una pratica diffusa consiste nel ruotare il mala e ricominciare il conteggio nella direzione opposta.

In alcune scuole moderne viene suggerita una pratica di 40 giorni consecutivi. Questa indicazione è associata in particolare alla tradizione del Kundalini Yoga diffusa da Yogi Bhajan e dal movimento 3HO nel XX secolo, e non costituisce una regola antica condivisa da tutte le tradizioni del mantra.


Perché ci sono 108 grani?

Close-up mala beads for meditation

Il mala tradizionale è spesso composto da 108 grani, o da frazioni di questo numero, come 54 o 27. Il numero 108 ricorre in numerosi contesti dell’induismo, del buddhismo e di altre tradizioni religiose dell’Asia.

Nel tempo sono nate moltissime interpretazioni simboliche del numero 108. Alcune hanno radici tradizionali, altre sono letture moderne.

Tra le interpretazioni contemporanee si incontra, per esempio:

1 come simbolo dell’unità o della coscienza

0 come simbolo del vuoto o della totalità

8 come simbolo dell’infinito

Sono interpretazioni suggestive, ma non vanno confuse con una spiegazione storica univoca dell’origine del numero 108 nel mala.


Il numero 108

Intorno al 108 sono nate moltissime corrispondenze. Alcune sono documentabili, altre appartengono al simbolismo religioso o a interpretazioni moderne. Te ne racconto alcune, distinguendo dove possibile tra storia, tradizione e letture successive.

108 mala beads Alcune tradizioni yogiche e moderne parlano di 108 chakra o punti energetici nel corpo.

Una tradizione editoriale molto diffusa parla di 108 Upanishad, anche se il numero e la classificazione dei testi variano a seconda delle raccolte.

Nelle tradizioni legate a Krishna e Vishnu il numero 108 ricorre in numerosi elenchi devozionali, nomi e luoghi sacri.

Alcune edizioni del Kangyur, la raccolta tibetana delle parole attribuite al Buddha, comprendono 108 volumi; altre edizioni ne contano un numero diverso.

Nel buddhismo, il numero 108 viene tradizionalmente associato alle afflizioni o contaminazioni mentali. Esistono diversi sistemi per spiegare come si arrivi a 108, e non tutte le scuole utilizzano lo stesso calcolo.

Nel grande romanzo classico cinese Il Margine dell'Acqua, i protagonisti sono 108 — divisi in 36 Spiriti Celesti e 72 Demoni Terrestri, numeri legati anche alla cosmologia tradizionale cinese.

In Giappone, durante il rito buddhista di fine anno chiamato Joya no Kane, le campane dei templi vengono tradizionalmente suonate 108 volte, in relazione alle 108 afflizioni umane.

Alcune tradizioni yogiche parlano inoltre di 108 nadi o linee energetiche associate al cuore; si tratta di una corrispondenza appartenente alla cosmologia yogica, non all’anatomia scientifica.

Si osserva spesso anche che il diametro del Sole è circa 109 volte quello della Terra, che la distanza media Terra-Sole è circa 107–108 volte il diametro del Sole e che la distanza media Terra-Luna è circa 110 volte il diametro della Luna. Sono approssimazioni interessanti, spesso richiamate nel simbolismo moderno del 108, non una spiegazione storica dell’origine del mala.

Il numero compare anche nell’Odissea: secondo il conteggio tradizionale, i pretendenti di Penelope sono 108.

Close-up mala beads for man Si potrebbe andare avanti ancora a lungo. Il numero 108 ha accumulato nei secoli significati religiosi, simbolici e culturali molto diversi, ai quali si sono aggiunte interpretazioni contemporanee.

Credo che ciò che conta sia la costanza e la ripetizione, ma non vedo perché non onorare una tradizione millenaria.


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