Bracciali Shamballa: il vero mito dietro il trend
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Chögyam Trungpa, nel suo libro Shambala, la via sacra del guerriero, descrive l'origine mitica di Shambala attraverso un componimento poetico e visionario: un mondo nato dalla confusione e dalla paura da un lato, e dalla fiducia e dal coraggio dall'altro, dove chi sceglieva la fiducia diventava guerriero e costruiva regni di pace, mentre chi cedeva alla paura si disperdeva nella violenza e nella mancanza.
Ti invito davvero a leggere il libro se il tema ti parla , quello che cito è uno dei brani più belli della scrittura buddhista contemporanea che conosca.

Il bracciale Shamballa (si trova anche scritto Shambhala o Shambala) è oggi uno dei modelli di bracciale più diffusi.
Il bracciale in sé, così come lo conosciamo, è un prodotto commerciale relativamente recente, nato soprattutto in Occidente, comparso nei primi anni Duemila, ispirato al mito di Shambala.
Non discende da una pratica monastica tibetana documentata. L'ho visto descritto altrove come un oggetto usato dai monaci tibetani durante la meditazione, ma non sono riuscita a verificarlo come usanza monastica reale e antica, quindi preferisco dirti onestamente che non posso confermarlo.
Questo bracciale è anche chiamato anche "Tamashii". Tamashii® è un marchio registrato di un'azienda italiana di gioielleria, nata nel 2007 dopo un viaggio dei fondatori in Tibet, non un sinonimo tradizionale di Shambala. Il nome ha comunque un significato reale: tamashii (魂) in giapponese vuol dire "anima, spirito", e secondo un'etimologia popolare condividerebbe la radice con tama (玉), "gioiello" o "sfera", da cui la traduzione commerciale "gioiello dell'anima". È un'origine linguistica plausibile, radicata in un'antica associazione animista tra oggetti rotondi e dimora dello spirito, ma resta il racconto che quel marchio specifico fa di se stesso, non una definizione buddhista o tibetana del bracciale.
Quello che è reale, e vale la pena raccontare bene, è il mito di Shambala.
Per i buddhisti tibetani, Shambala è il nome di un'antica "terra nascosta", un luogo protetto dove si dice regnino pace e felicità incontaminata, un regno mitico e segreto, governato da sovrani saggi e compassionevoli e abitato da cittadini gentili ed educati, un regno che ha ispirato le culture asiatiche per secoli. Le sue prime attestazioni compaiono nella tradizione tantrica del Kalachakra, databile intorno al X secolo.
Gli insegnamenti di Shambala che Trungpa in seguito elaborò per gli studenti occidentali traggono ispirazione dalla cultura guerriera del Tibet, e si basano sulla premessa che esista una saggezza umana fondamentale capace di aiutare a risolvere i problemi del mondo, una saggezza che non appartiene a nessuna religione o cultura in particolare, né viene esclusivamente da Occidente o Oriente, ma è invece una tradizione umana di essere guerrieri, esistita in molte culture e in diversi periodi storici.
Il mito di Shambala ha avuto una lunga vita anche in Occidente, abbastanza indipendente dalla tradizione tibetana da cui proviene.

Shambala divenne anche un tema ricorrente nell'esoterismo occidentale del Novecento.
Nel primo Novecento, alcuni autori esoterici occidentali lo collegarono retroattivamente a leggende occidentali più antiche, tra cui il racconto dello scrittore del I secolo Filostrato sul viaggiatore Apollonio di Tiana, che avrebbe incontrato saggi asceti in India. Quel collegamento specifico con Shambala è dunque un'associazione moderna.
Questo mito alimentò anche il misticismo nazista. Si dice che tra il 1926 e il 1943 furono condotte diverse spedizioni tedesche non ufficiali in Tibet, e una, nel 1938, è ben documentata: guidata da Ernst Schäfer e con la partecipazione dell'antropologo Bruno Beger, legato ai programmi di ricerca razziale nazisti, misurò i teschi di circa trecento tibetani e sikkimesi. Meno solido è invece il racconto, molto diffuso, secondo cui questa spedizione fosse specificamente alla ricerca di Shambala o di prove di una parentela tibetano-germanica: questa lettura proviene soprattutto da scritti pseudostorici successivi, non dagli scopi documentati della spedizione stessa, che erano principalmente scientifici e geografici.
Una credenza popolare tibetana afferma che il regno di Shambala si trovi nascosto in una valle remota dell'Himalaya, e vari scritti nel corso dei secoli ne descrivono la via con grande dettaglio. Al di là del mito, che esprime qualcosa che molte persone, in culture diverse, sembrano desiderare, esiste anche una lettura di Shambala come cammino interiore, che ognuno di noi può percorrere. Per trovare quella strada e percorrerla, dice la tradizione, bisogna prima diventare guerrieri, pawo, che in sostanza significa diventare coraggiosi.
In questo articolo non tratterò tutti gli altri principi che diversi autori descrivono per raggiungere Shambala, il nostro presunto regno di pace e conoscenza: sarebbe un lavoro lungo e certamente incompleto. Credo che già soffermarsi su questo primo passo, il coraggio, sia genuinamente difficile: accettarsi abbastanza da smettere di temere la vergogna davanti al mondo, e aprirsi agli altri, è la radice della maggior parte del lavoro di guarigione che conosco.
I braccialetti Shamballa
Negli ultimi tempi questo braccialetto è diventato piuttosto popolare, e anche se la sua storia è più recente e più occidentale del mito da cui prende il nome, il significato che ognuno vi porta resta genuinamente suo.
Chi lo indossa persegue spesso un ideale di pace e amore verso se stesso, gli altri e la vita, e non credo che quell'intenzione abbia bisogno di una discendenza antica ininterrotta per valere qualcosa.
Un braccialetto Shamballa può essere composto da diverse pietre, ognuna con un proprio significato simbolico, ma in generale viene indossato come promemoria personale, qualcosa che aiuta a restare orientati verso il proprio ruolo e il senso della propria vita.
I braccialetti Shamballa di Samdea sono fatti a mano e legati secondo tradizione. Sono tutti composti esclusivamente da pietre naturali, non tinte né trattate, e anche la scelta del filo è importante, in quanto garantisce la massima durata del bracciale anche a contatto con l'acqua.
Occorrerà solo fare attenzione alle sostanze chimiche e ai grassi, profumi, creme, oli, che possono alterare la bellezza delle pietre naturali.
Felice viaggio verso il tuo regno di pace.
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Fonti
Chögyam Trungpa, "Shambala, la via sacra del guerriero", Ubaldini Editore; Victoria LePage, "Shambala: l'affascinante verità dietro il mito di Shangri-la"; Wikipedia; e alcune note di chi mi segue ed è stato in Tibet.
