articolo blog Samdea Mala

Il re, i semi, e un filo che dura da duemilacinquecento anni

C'era una volta un re di nome Boliuli.

Il suo regno era piccolo, ma i problemi erano molti: minacce ai confini, malattie, difficoltà per il suo popolo. Il re mandò un messaggero dal Buddha per chiedergli consiglio, spiegando che avrebbe voluto praticare i suoi insegnamenti, ma che i doveri del regno non gli lasciavano né il tempo né la stabilità necessari.

Il Buddha non gli disse di meditare almeno mezz'ora al giorno, né di abbandonare tutto e seguirlo in ritiro.

Gli disse di prendere 108 semi dell'albero del sapone, infilarli su un filo e portarli con sé. Camminando, seduto o sdraiato, avrebbe dovuto far scorrere i semi tra le dita recitando “Buddha, Dharma, Sangha” — il Buddha, l'insegnamento, la comunità.

Un grano alla volta.

È qui che la storia, letta oggi, diventa sorprendentemente vicina a noi.

Quel re assomiglia molto a noi, regine e re dei nostri piccoli mondi caotici ed esigenti: sopraffatti da problemi concreti, con poco tempo e con un bisogno che chiunque può riconoscere — qualcosa a cui tornare quando la mente si disperde.

Il Buddha non consegna al re una filosofia da studiare per anni. Gli consegna un gesto ripetibile, qualcosa che le mani possono imparare e che può entrare nella vita così com'è.

Oggi potremmo leggere quel gesto anche come un'àncora somatica: un oggetto concreto che riporta l'attenzione al corpo, al ritmo, alla ripetizione.

Da quel filo di semi sono nate, nei secoli, infinite forme e varianti. Pietre, legni, semi diversi, strutture diverse, tradizioni diverse — ma un gesto sorprendentemente simile: toccare, contare, ripetere, tornare.

È di questo filo — di come un oggetto così semplice abbia attraversato secoli e culture, cambiando forma e significato senza perdere la sua funzione di supporto alla pratica — che parla La Via del Mala.

Il libro

Il libro La via del mala - 108 passi perc hi non ha mezz'ora a l giorno per meditare di Cristina PennaNel libro racconto la storia del mala attraverso le tradizioni che l'hanno custodito, i simboli che porta e il modo in cui un oggetto tanto antico può ancora avere senso per chi, come il re Boliuli, non ha mezz'ora al giorno da dedicare alla meditazione ma ha bisogno di un punto a cui tornare.

Non è un manuale di regole rigide né una raccolta di credenze da accettare per fede. È un invito a capire cosa può rendere un gesto ripetuto capace di sostenerci — e come costruire, un grano alla volta, una pratica che sia davvero nostra.

Il re Boliuli non sapeva che la sua storia sarebbe arrivata fino a qui.

Il filo, però, è ancora lo stesso.

 

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