articolo blog Samdea Mala

L’alchimia dell’abbondanza — Lakshmi e le otto forme dell’abbondanza

"Finché i nostri pensieri, e di conseguenza i pensieri economici e sociali generali, restano centrati sulla scarsità, non otterremo altro che povertà. Tuttavia, abbandonando la competizione con gli altri e realizzando dentro di noi che il nostro potere creativo è illimitato, tutta l'infinita abbondanza dell'universo diventa nostra."

Attribuita a T. Troward / W. D. Wattles (non sono riuscita a verificarla come opera singola, firmata da entrambi gli autori, dal titolo "The Law of Abundance", quindi segnalo l'attribuzione come incerta invece di presentarla come confermata)

Pietre che possono sostenere l'abbondanza

Diverse pietre sono tradizionalmente associate alle otto forme di abbondanza nella nostra vita (ne parlo più sotto), ma ce n'è una in particolare che consiglio spesso in relazione a Dhanya Lakshmi, la forma di abbondanza legata al buon cibo e alla stabilità finanziaria, e in particolare al denaro stesso.

Il nostro rapporto con il denaro spesso non è sereno né equilibrato: da un lato, un attaccamento eccessivo può portarci ad accumulare più ricchezza e cose di quante ne abbiamo realmente bisogno; dall'altro, la nostra percezione del denaro è spesso intrecciata con qualcosa che ci è stato insegnato a vedere come sporco, vile o egoista, al punto da farci sentire in colpa per desiderarlo per noi stessi.

Come per molte cose, l'equilibrio di solito sta nel mezzo, e conta trovare un rapporto più stabile col denaro. La giada verde è una delle pietre a cui mi rivolgo per questo, meno come fonte di potere sulla situazione e più come promemoria fisico dell'intenzione che sto cercando di mantenere.

La giada verde è tradizionalmente chiamata la pietra di artisti, imprenditori e leader, ritenuta in questa tradizione simbolica capace di aiutare a trasformare un semplice desiderio in azione concreta, e associata all'abbondanza per chi la indossa vicino al cuore. Nella mia esperienza personale, non è tanto che la pietra cambi qualcosa da sola, quanto che portarla con sé, specialmente prima di una decisione finanziaria importante, mi dia qualcosa a cui tornare quando mi accorgo di trattare il guadagnare bene, fatto in modo etico, come qualcosa di vergognoso invece che come un desiderio perfettamente legittimo. È uno stimolo fisico a continuare a usare le risorse con intenzione, non un meccanismo che agisce da solo.

Om Hrim Sri Lakshmi Bhyo Namaha

Il "Lakshmi Beej Mantra" è un'invocazione alla dea e a ciò che rappresenta. "Beej" significa seme o radice, e questo particolare mantra è considerato uno di quelli fondamentali per invocare il favore di Lakshmi, anche se vale la pena sapere che non è il mantra di Lakshmi più diffuso: quel titolo spetta generalmente a "Om Shreem Mahalakshmiyei Namaha", costruito intorno a "Shreem", la sillaba seme più specificamente legata a Lakshmi. "Hrim", usato in questo mantra più breve, è un suono seme più generico, associato all'energia divina femminile in senso ampio, non esclusivamente a lei.

"Om" è il suono primordiale. "Sri" è un termine sanscrito che indica bellezza, prosperità e fortuna. "Lakshmi" è il nome della Dea stessa. "Bhyo Namaha" è un'espressione di reverenza e omaggio.

Recitare questo mantra è, nella tradizione, un modo per rivolgersi alla Dea Lakshmi chiedendo la sua benedizione e protezione, invitando abbondanza, prosperità e fortuna nella propria vita. Voglio essere onesta su come lo intendo, però: non credo che ripeterlo purifichi la casa o apra porte da solo. Quello che fa la ripetizione costante e fedele, nella mia esperienza, è qualcosa di più concreto, più vicino a quella che la psicologia chiama profezia che si autoavvera che alla magia. Tenere viva un'intenzione di abbondanza, tornandoci ogni giorno con vera attenzione, cambia il modo in cui noti le opportunità, come agisci, quali rischi sei disposta a correre. È quel cambiamento nel comportamento a muovere davvero le cose, non il mantra da solo.

Non serve essere indù, né avere una fede particolare, per usarlo in questo modo: il valore sta nel tornare, con costanza, a ciò che la dea rappresenta, e lasciare che questo orienti il modo in cui ti presenti nel mondo.

Può essere recitato 5, 11, 21, 51 o 108 volte, come preferisci.

La dea dell'abbondanza

Lakshmi, nella tradizione induista, è una delle divinità femminili più amate, associata alla luce, alla prosperità materiale e spirituale, e alla purezza. Pur essendo la consorte del dio Vishnu, gode di un culto indipendente, piuttosto diffuso in quasi tutte le tradizioni induiste.

È la dea della ricchezza, dell'abbondanza, della luce, della saggezza e del destino, e in secondo luogo della fortuna e della bellezza. Lakshmi ha un ruolo centrale nella creazione; la sua nascita dall'oceano cosmico è legata a una fertilità illimitata, ed è intesa come la natura stessa, la forza creativa dell'universo, madre di tutte le creature viventi. Come Mahalakshmi, "la grande Lakshmi", è anche portatrice di ricchezza spirituale, associata a doni come intelligenza, illuminazione e risveglio interiore. Insieme a Vishnu, è considerata madre di Kama (Kamadeva), il dio dell'amore e del desiderio.

Lakshmi è anche intesa come l'energia attiva di Vishnu, che nell'induismo ha carattere femminile, e insieme presiedono al regno di ciò che viene chiamato dharma: le energie che nutrono e sostengono l'esistenza, e quelle della purezza e della conoscenza.

Lakshmi rappresenta il lato benevolo della femminilità: la creazione di ricchezza, buona sorte e abbondanza, una generosità moltiplicatrice, inesauribile.

La dea è tradizionalmente associata ai re, perché nei testi induisti antichi un sovrano era visto come rappresentante del divino, quasi una sua incarnazione, e ci si aspettava quindi che usasse la propria ricchezza e il proprio privilegio al servizio di questo. Coerentemente, gli elefanti, spesso raffigurati mentre la bagnano, sono uno dei suoi simboli caratteristici di potere regale.

Lakshmi viene tipicamente raffigurata come una bella donna adornata di gioielli, con un abito rosso bordato d'oro: il rosso rappresenta l'attività, l'oro la prosperità, insieme indicano una dea costantemente al lavoro nel distribuire ricchezza e prosperità ai suoi devoti.

Uno dei suoi attributi centrali è il Dharma, la condotta virtuosa. La parola sanscrita Dharma resiste a una traduzione facile, e le si attribuisce solitamente un intero insieme di significati: armonia, equilibrio, virtù, relazioni armoniose, spiritualità, dovere sociale, coscienza etica, fare la cosa giusta al momento giusto. In questa tradizione, un vero devoto non deve accumulare ricchezza solo per soddisfare un desiderio materiale, ma condividerla in modo da portare felicità agli altri. Così, anche se Lakshmi viene invocata soprattutto per successo e ricchezza, la tradizione sostiene che non resti a lungo accanto a chi è pigro, o a chi la invoca solo per guadagno personale.

Le otto forme dell'abbondanza

Secondo la tradizione, Lakshmi è la rappresentazione dell'abbondanza nell'universo, che si manifesta in otto forme, note collettivamente come Ashta Lakshmi, formalizzate nel diffusissimo Ashtalakshmi Stotram (composto nei primi anni '70 dallo studioso U.V. Srinivasa Varadachariyar, e centrale nei templi a lei dedicati in tutta l'India). Non esiste un vero equilibrio nella vita se queste otto forme non sono in una qualche armonia tra loro: non si può inseguire obiettivi spirituali o trascendenti mentre si lotta per i bisogni primari o con la salute cagionevole, e avere molto denaro conta poco senza tempo per goderselo, o soffrendo di isolamento.

Le otto forme tradizionali, e il tipo di ricchezza a cui ciascuna è associata:

Adi Lakshmi è considerata la forma primordiale e più fondamentale, legata alla ricchezza spirituale interiore o all'illuminazione, quel tipo di stabilità che resta con te a prescindere dalle circostanze.

Dhana Lakshmi è la ricchezza della prosperità materiale e finanziaria, associata a denaro, oro e risorse.

Dhanya Lakshmi è l'abbondanza di cibo e cereali, la ricchezza agricola, senza la quale, sostiene la tradizione, è difficile sostenersi anche a livello spirituale.

Gaja Lakshmi, "Lakshmi dell'elefante", è associata a potere, regalità e reputazione, l'onore che deriva da una virtù genuina, priva di egoismo.

Santana Lakshmi è la ricchezza della famiglia e della progenie, il senso di appartenenza che nasce dal trattare gli altri come propri cari.

Veera Lakshmi, chiamata anche Dhairya Lakshmi, è la ricchezza del coraggio e della pazienza, la forza di andare avanti e gestire la paura.

Vijaya Lakshmi è la ricchezza della vittoria e del successo, l'andare avanti in qualsiasi progetto intrapreso per il bene comune.

Vidya Lakshmi è la ricchezza della conoscenza e della saggezza, la chiarezza che nasce dall'apprendere.

L'abbondanza, in questa cornice, non è mai solo denaro: comprende felicità, amore, tempo, salute, famiglia e altro ancora. Tenere a mente questo quadro più ampio fa parte di ciò che la tradizione chiede di custodire.

Un altro epiteto associato a Lakshmi è Chanchala, che significa instabile, mutevole, irrequieta, un promemoria della consapevolezza, propria della tradizione stessa, che la fortuna non resta fissa accanto a nessuno. Si dice che Lakshmi se ne vada quando qualcuno cede a pigrizia, apatia, paura o a un declino dei propri valori, e che quando se ne va, la sua controparte, Alakshmi, prenda il suo posto.

Imparare la gratitudine viene spesso descritto, in questa tradizione, come il secondo vero segreto dell'abbondanza: notare le cose ordinarie che è facile dare per scontate, un pasto caldo, un letto, persone su cui contare, il semplice fatto di poter camminare, sorridere, vedere, sentire. Vale la pena chiedersi onestamente se una sensazione di mancanza riguardi davvero le circostanze, o le storie che ci raccontiamo sulla nostra stessa insicurezza.

L'arroganza che fa perdere la fortuna

In un noto mito induista, gli dei persero il favore di Lakshmi a causa dell'arroganza di Indra. Vishnu disse a Indra che per riconquistare la sua benedizione e restituire prosperità all'universo, gli dei avrebbero dovuto agitare il primordiale Oceano di Latte per farne emergere i tesori nascosti.

Lavorando insieme, gli dei agitarono l'oceano per mille anni, con pazienza e sforzo costante. Alla fine, i suoi tesori cominciarono a emergere, così come il burro affiora dopo una lunga agitazione. Tra questi, in una scena spesso paragonata al mito occidentale della nascita di Venere, apparve una bellissima donna in piedi su un fiore di loto: Lakshmi, rinata, che tornava tra gli dei restituendo loro la fortuna.

La lezione della storia è semplice: successo e prosperità possono essere persi per arroganza, ma possono essere riconquistati con lavoro costante e armonia.

Alakshmi

Lakshmi ha anche una controparte più antica e meno benevola, chiamata Alakshmi (la "a" iniziale funziona come negazione, come in greco). Rappresenta la sfortuna, e nella tradizione si dice che cavalchi un asino, incarnando il lato stagnante e avido della ricchezza.

Lakshmi stessa, separatamente, è tradizionalmente associata al gufo (ulooka in sanscrito) come uno dei suoi animali compagni. Vale la pena soffermarsi su questo abbinamento: il gufo, sia in questa tradizione sia in parte del folklore europeo, porta con sé un doppio significato, saggezza e riflessione da un lato, sfortuna dall'altro.

La natura di Lakshmi, in questa lettura, nasce dalla fusione armoniosa di queste due qualità. L'attaccamento eccessivo al denaro e al beneficio materiale, e il disprezzo eccessivo per essi, sono trattati nella tradizione come due facce dello stesso squilibrio, entrambi considerati a-dharma, entrambi capaci di far entrare Alakshmi.

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